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IPG JOURNAL #2

04/12/2023

IPG JOURNAL #2

IPG Journal

25/01/2024

DAC 7, al via lo scambio automatico dei dati in possesso dei gestori delle piattaforme digitali

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D. Lgs. 1° marzo 2023 n. 32, il Legislatore nazionale ha recepito la direttiva 2021/514/Ue (DAC 7), avente ad oggetto le procedure di scambio automatico dei dati in possesso dei gestori delle piattaforme digitali. Il successivo il provvedimento attuativo n. 406671/2023, rilasciato il 21 novembre 2023, ha poi fornito le modalità attuative della normativa in esame. Si rendono dunque applicabili gli obblighi introdotti in tema di scambio di comunicazione previsti dalla DAC 7. Nello specifico, l’obiettivo della DAC 7 è quello di monitorare le piattaforme digitali, attraverso cui gli operatori economici propongono verso corrispettivo i propri servizi, con alcune eccezioni (ad esempio, i servizi di locazione immobiliare, essendo escluse dal monitoraggio le società per le quali, nell’anno, la piattaforma ha intermediato oltre 2.000 locazioni per ogni “proprietà inserzionata”, i.e. unità immobiliare posta al medesimo indirizzo). Adempimento – Il gestore della piattaforma stabilito in uno Stato acquisisce ai fini della DAC7 i dati di un venditore (intendendosi per tale anche una persona che offre i propri servizi per il tramite della piattaforma) residente in un secondo Stato, inoltrandoli poi alla propria Amministrazione Finanziaria. Quest’ultima, in un secondo tempo, li trasmette all’Amministrazione dello Stato di residenza del venditore. Per i servizi di locazione immobiliare, i dati dell’attività intermediata sono trasmessi anche all’Amministrazione dello Stato in cui l’immobile è situato.   Soggetti obbligati: tutti i gestori di piattaforme digitali che non si considerino esclusi (vedasi infra), oltre ai c.d. FPO (Foreign Platform Operator), ovvero i gestori di piattaforma non residenti a fini fiscali, né costituiti o gestiti in uno Stato Membro, né con stabile organizzazione in uno Stato Membro, ma che facilitano l'esecuzione di un'attività pertinente da parte di venditori oggetto di comunicazione o di un'attività pertinente che comporta la locazione di beni immobili ubicati in uno Stato Membro, senza però essere gestori di piattaforma qualificati non-UE.   Venditori esclusi – Il Decreto di attuazione prevede, così, che il gestore della piattaforma debba espletare un’attività di adeguata verifica per individuare i c.d. “venditori esclusi”, da non monitorare (le società per le quali la piattaforma ha intermediato oltre 2.000 locazioni o per le quali la piattaforma ha intermediato meno di 30 transazioni, per le quali i corrispettivi versati non eccedono i 2.000 euro).   Venditori NON esclusi – Per i venditori non esclusi, occorre acquisire in primo luogo i dati anagrafici (nome, cognome, eventuali codice fiscale o numero equivalente e partita IVA, se persona fisica; ragione sociale, indirizzo, codice fiscale e partita IVA, nonché numero di identificazione fiscale, se il venditore è una società), per i quali il gestore della piattaforma può utilizzare le informazioni e i documenti di cui dispone nei propri archivi, unitamente a quelli disponibili in banche dati dell’Unione per il controllo dei numeri di identificazione fiscale (es. VIES). Solo nel caso in cui il gestore rilevi inesattezze, lo stesso può richiedere al venditore di fornire elementi giustificativi, quali documenti di identificazione o un certificato di residenza fiscale. Oltre a ciò, occorre acquisire i dati delle transazioni intermediate dalla piattaforma nel corso dell’anno oggetto di monitoraggio.   Territorialità – Ai fini della “territorialità”, il venditore si considera residente nello Stato in cui ha la sua sede principale. Tuttavia, se il venditore ha un codice fiscale rilasciato da un altro Stato, lo stesso si considera residente anche di tale secondo Stato.   Decorrenza – Le procedure di adeguata verifica devono essere svolte entro il 31 dicembre dell’anno oggetto di comunicazione. Dopo di che, i dati sono inviati dal gestore all’Agenzia delle Entrate entro il mese successivo, mentre l’Agenzia delle Entrate invia i dati alle altre Amministrazioni interessate entro i due mesi successivi (entro il 29 febbraio 2024 per i dati del 2023). Disciplina transitoria: il gestore di piattaforma con obbligo di comunicazione espleta  le  procedure  di adeguata verifica in materia fiscale entro il 31 dicembre del secondo periodo oggetto di comunicazione per i venditori già registrati sulla piattaforma alla data di entrata in vigore del  presente  decreto  o  alla  data  in  cui  un’entità  è divenuta, per la prima volta, gestore di piattaforma con  obbligo  di comunicazione.   Scelta dello stato membro: i gestori di piattaforma obbligati e qualificabili come tali in almeno un altro Stato Membro informano l'Agenzia delle Entrate della scelta relativa allo Stato Membro nel quale decidono di adempiere all'obbligo di comunicazione. Ai fini dell'esercizio della scelta di cui al punto precedente, i gestori di piattaforma con obbligo di comunicazione si avvalgono delle funzionalità ad essi rese disponibili tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, fornendo i seguenti dati: denominazione; codice fiscale; stati membri di residenza, ovvero gli ulteriori Stati membri: ai sensi della cui normativa è stato costituito, disciplinato o regolamentato, oppure in cui è situata la stabile organizzazione. in cui si trova la sede di direzione, compresa la sede di direzione effettiva, oppure NIF negli Stati membri di cui al punto precedente, se presente; domicilio fiscale individuato ai sensi dell'art. 58 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600; stato Membro nel quale si è deciso di adempiere all'obbligo di comunicazione; dichiarazione di aver provveduto a informare di tale scelta le Autorità Competenti degli altri Stati membri interessati. La scelta di cui al punto precedente va comunicata entro il 31 gennaio dell'anno successivo all'anno civile cui si riferisce la comunicazione.   Dati da comunicare: I gestori di piattaforma obbligati forniscono le seguenti informazioni: il codice fiscale, ovvero l'IIN, del soggetto che effettua la comunicazione; l'indirizzo di posta elettronica del soggetto che effettua la comunicazione; le informazioni di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo. Ai fini dell'individuazione di dette informazioni si applicano le ulteriori definizioni contenute nel decreto legislativo; il codice fiscale italiano, ove presente, dei venditori oggetto di comunicazione cui si riferiscono le informazioni richiamate nella lettera c).   Termini: i gestori di piattaforma obbligati trasmettono le informazioni relativamente al periodo oggetto di comunicazione, entro il 31 gennaio dell'anno civile successivo all'anno cui si riferisce la comunicazione. Le prime informazioni sono comunicate entro il 31 gennaio 2024.   Modalità di comunicazione: i soggetti obbligati trasmettono le informazioni richieste dalla normativa utilizzando i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate secondo il formato XML descritto nell'allegato al provvedimento n. 1 “Tracciato XML e schema XSD”   Pluralità di gestori obbligati: qualora vi siano più gestori di piattaforma con obbligo di comunicazione in relazione alle medesime informazioni, ciascuno di essi è esonerato da tale obbligo se può provare che le stesse sono state comunicate da un altro gestore di piattaforma con obbligo di comunicazione. Il gestore esonerato effettua in ogni caso una “Comunicazione di assenza di dati da comunicare” con le medesime modalità di cui sopra, contenente le seguenti informazioni relative al gestore di piattaforma che assume l'obbligo di comunicazione: stato Membro di residenza, come definito al precedente punto 1.1. lettera d); NIF; nome/denominazione; indirizzo. Il gestore di piattaforma che assume l'obbligo di comunicazione in luogo di altri, è tenuto a comunicare, per ciascun gestore di piattaforma per il quale assume l'obbligo di comunicazione, le informazioni di cui alle lettere da a) a d) del punto precedente.   Obblighi per i gestori esclusi: Al fine di poter fornire la dimostrazione che il suo intero modello di affari è tale da non includere venditori oggetto di comunicazione, il gestore di piattaforma escluso è tenuto a comunicare le seguenti informazioni, utilizzando i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate: denominazione; codice fiscale; Stato Membro di residenza; domicilio fiscale individuato ai sensi dell'art. 58 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600; indirizzi elettronici, inclusi i siti web; attestazione sotto la propria responsabilità del motivo di esclusione; anno per cui si ritiene escluso. Il gestore di piattaforma escluso espleta tali formalità, relativamente al periodo oggetto di comunicazione, tra il 1° e il 31 gennaio dell'anno civile successivo all'anno cui si riferisce la comunicazione.   Obblighi per gli FPO: Gli FPO che non siano già in possesso delle credenziali di accesso ai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate procedono a richiederle online, sul sito istituzionale, selezionando il valore DAC7 e compilando un modulo disponibile nella sezione a libero accesso redatta in lingua inglese. Il Centro Operativo di Pescara (o COP), effettuate le necessarie verifiche, comunica al richiedente, a mezzo posta elettronica, il codice identificativo per l'accesso ai servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, la password di primo accesso e le prime 4 cifre del codice PIN, unitamente alle istruzioni, in lingua inglese, per accedere alle funzionalità che consentono di ottenere la seconda parte del PIN e completare il processo di registrazione. Gli FPO già in possesso delle credenziali ottenute per la registrazione al regime “OSS non-Union scheme” integrano, nell'area riservata del sito istituzionale dell'Agenzia delle entrate la richiesta precedente chiedendo la possibilità di utilizzo delle credenziali anche ai fini della registrazione ai fini della DAC7. Tale richiesta integrativa sarà verificata dal COP e ne sarà comunicato l'esito al richiedente. Gli FPO, in possesso delle credenziali di cui ai punti 5.1. o 5.3., contestualmente all'avvio della propria attività di gestore di piattaforma, effettuano la registrazione nell'area riservata del sito istituzionale dell'Agenzia delle entrate, comunicando le seguenti informazioni: denominazione o ragione sociale; indirizzo postale; indirizzi elettronici, inclusi i siti web; eventuale NIF rilasciato al gestore di piattaforma con obbligo di comunicazione; una dichiarazione contenente le informazioni concernenti l'identificazione del gestore di piattaforma con obbligo di comunicazione ai fini dell'IVA nell'Unione europea, ai sensi del titolo XII, capo 6, sezioni 2 e 3, della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006; gli Stati membri in cui i venditori oggetto di comunicazione sono residenti ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo; una dichiarazione di cui all'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 attestante la circostanza che il gestore di piattaforma non ha subito da parte di una o più Autorità Competenti degli Stati membri i provvedimenti di revoca della registrazione ai sensi dell'Allegato V, sezione IV, parte F, punto 7, alla direttiva 2011/16/UE del Consiglio del 15 febbraio 2011. Al temine della procedura di registrazione sarà assegnato all'FPO un IIN, come definito al punto 1.1. lettera h). L'Agenzia delle Entrate comunica le informazioni di cui ai punti precedenti al Registro Centrale Sicuro previsto dall'articolo 8ac, paragrafo 5, della DAC7. L'Agenzia delle entrate chiede la cancellazione dell'FPO dal Registro Centrale Sicuro nei seguenti casi:   l'FPO, utilizzando i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, comunica che non esercita più attività che lo qualificano come tale; in assenza della comunicazione di cui alla lettera a), il COP ha sufficienti elementi per ritenere che l'FPO abbia cessato l'attività; l'FPO non soddisfa più le condizioni per essere considerato non qualificato non-UE ai sensi del presente provvedimento; nell'ipotesi di revoca. Nell'ipotesi di revoca, l'FPO può chiedere al COP di essere nuovamente autorizzato a registrarsi a condizione che fornisca adeguate garanzie in merito all'ottemperanza agli obblighi di comunicazione, compresi eventuali obblighi di comunicazione residui non adempiuti. Il COP, effettuate le opportune verifiche, valuterà se concedere tale autorizzazione, informando l'FPO della sua decisione.   Sanzioni – L’omessa comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle informazioni richieste è punita con la sanzione prevista dall’art. 10 comma 1 del DLgs. 471/97, aumentata della metà, i.e. da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 31.500 euro. Se le informazioni sono fornite in modo incompleto o inesatto, la sanzione “base” è ridotta della metà, e quindi va da 1.000 euro a 10.500 euro.    

31/10/2023

LA NUOVA FORMATIVA SUL WHISTLEBLOWING E L'IMPATTO SUL MODELLO 231

    A luglio di quest’anno è entrato in vigore il D.lgs. n. 24 del 10 marzo 2023, con nuove disposizioni in materia di protezione di chi segnala, internamente o esternamente, violazioni della normativa europea o italiana. Il fenomeno prende il nome di “whistleblowing”, a evocare l’immagine di un’informazione portata in maniera riservata. È infatti definito “whistleblower” la persona fisica che segnala, agli organi competenti di un’azienda, informazioni sulle violazioni acquisite nell’ambito delle sue attività professionali, a prescindere dalla natura di tali attività o del fatto che il rapporto di lavoro sia nel frattempo terminato o non ancora iniziato.   L’ambito oggettivo della materia è dunque ampio di per sé, la riforma legislativa ha peraltro ulteriormente esteso il suo ambito di applicazione. Il D.lgs. n. 24/2023 ha infatti disposto espressamente l’applicazione del nuovo regime di whistleblowing anche al settore privato, mentre prima era espressamente regolamentato solo nel settore privato pubblico (benché, di fatto, già tantissime società private avessero già adottato canali di whistleblowing). Oggi, in forza del D.lgs. n. 24/2023, sono infatti tenuti a implementare il whistleblowing i soggetti privati che abbiano anche uno soltanto dei seguenti requisiti:   hanno impiegato, nell’ultimo anno, la media di almeno 50 lavoratori subordinati con contratti di lavoro a tempo indeterminato o determinato; rientrano tra quelli obbligati al rispetto della normativa in materia di servizi, prodotti e mercati finanziari e prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, tutela dell’ambiente e sicurezza dei trasporti (anche se non hanno raggiunto la soglia dei 50 lavoratori subordinati); rientrano nell’ambito di applicazione del d.lgs. 231/2001 e adottano modelli di organizzazione e gestione ivi previsti (anche se non hanno raggiunto la soglia dei 50 lavoratori subordinati).     Di particolare rilevanza nella nuova normativa è l’obbligo, per tutti i soggetti destinatari, di prevedere due distinti canali per le segnalazioni dei whistleblower: un canale esterno e un canale interno.   Il canale esterno è gestito direttamente dall’ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione) ed è, in realtà, un canale di secondo livello, pensato, in sostanza, per quando il canale interno delle segnalazioni non è stato efficace.    Il canale interno è invece quello di maggiore impatto per le imprese, dovendo essere istituito, regolamentato e gestito internamente, nel rispetto dei criteri imposti dal D.lgs. n. 24/2023.   Tra le altre cose, per rispettare le disposizioni di legge il canale interno deve:   garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, nonché della persona coinvolta e della persona comunque menzionata nella segnalazione; consentire che la segnalazione avvenga in forma scritta oppure orale; prevedere che la segnalazione venga gestita da una persona o da un ufficio interno autonomo dedicato e specificamente formato, oppure da un soggetto esterno.   Entro i successivi sette giorni dalla segnalazione, l’impresa dovrà rilasciare al whistleblower un avviso di ricevimento e, nei successivi tre mesi, fornirgli riscontro sulle vicende sollevate. Tutte queste previsioni dovranno essere integrate, per espressa previsione del D.lgs. n. 24/2023, all’interno dei Modelli 231 di nuova redazione. Nei Modelli 231 già esistenti occorrerà invece verificare se vi sia già la previsione di un canale di whistleblowing adeguato alla nuova normativa e, nel caso, adeguare il Modello e le procedure connesse alla nuova normativa.   Si ricorda infine che il nuovo D.lgs. 24/2023 ha imposto tempistiche strette per l’adeguamento dei canali interni del Modello 231 o per la loro istituzione quando obbligatoria per legge.   In particolare:   i soggetti del settore privato che hanno impiegato nell’ultimo anno una media di lavoratori subordinati, con contratti di lavoro a tempo indeterminato o determinato, da 50 a 249, dovranno adeguarsi entro il 17 dicembre 2023; i soggetti privati che hanno invece impiegato nell’ultimo anno una media di lavoratori subordinati, con contratti di lavoro a tempo indeterminato o determinato, superiore a 249, avrebbero già dovuto adeguarsi entro lo scorso 15 luglio 2023.   Anche da questa brevissima analisi emerge dunque come la recente riforma abbia confermato l’importanza dei canali sul whistleblowing all’interno dei Modelli 231, e come questi rappresentino un fondamentale strumento giuridico per le imprese.